Comunicare non è importante, è l'unica cosa che conta.

La società contemporanea ci manda continuamente degli stimoli volti a raggiungere la perfezione. Noi stessi puntiamo spesso ad essere perfetti: un corpo in forma, un lavoro esaltante, prestazioni al top in ogni ambito. Ma siamo così sicuri che non abbiamo bisogno di imperfezione nella nostra vita?

Imperfezione biologica

Siamo così presi dal bisogno di perfezione da credere che anche il nostro cervello, in fondo, sia una macchina perfetta. Esso è sicuramente uno dei sistemi più complessi che la natura abbia generato, ma di certo non è perfetto, anzi. Lo stesso vale per il nostro corpo, il quale ha assistito a una serie di imperfezioni, dovute all’evoluzione, necessarie per lo sviluppo dell’esistenza umana. Ne sono degli esempi il mal di schiena e il collo rigido, scotto da pagare per poter ottenere i vantaggi di una postura eretta.

La nostra storia è piena di situazioni in cui un vantaggio evolutivo si contrappone ad un effetto collaterale che aumenta i nostri limiti. Ecco perché dobbiamo imparare a dare valore a quest’ultimi. Senza di essi, senza tutte quelle imperfezioni che caratterizzano il nostro cervello (emotività vs razionalità, sentimenti vs ragione, ecc…), non saremmo in grado di tendere al meglio, a migliorarci, a rendere, in altre parole, la nostra vita “perfetta”.

Lo stimolo per la creatività

Comprendere che abbiamo bisogno di imperfezione ci permette di abbracciare tutti quelli stimoli che ci spingono a trovare soluzioni alternative ai soliti problemi. La creatività, in fondo, non è nulla di più che un pensiero differente, magari inizialmente considerato imperfetto. È grazie all’imperfezione, della nostra vita e del nostro essere, che siamo in grado risolvere problematiche sempre più complesse.

Come diceva Rita Levi Montalcini: “Chi ha la conoscenza della propria “imperfezione” è affetto da un’incurabile curiosità, perché non si sente depositario della conoscenza infusa”.