Comunicare non è importante, è l'unica cosa che conta.

Comunemente, colleghiamo il concetto di intelligenza al nostro sistema nervoso centrale. L’associazione cervello-intelligenza, in effetti, non è sbagliata. Ma come è possibile che da miliardi di cellule nervose e milioni di miliardi di connessioni nascano il pensiero, la ragione e, in ultima analisi, l’intelligenza?

Intelligenza: una definizione

Partiamo dall’inizio. È possibile definire in modo univoco l’intelligenza? Molti studiosi si sono interrogati su questa domanda e, ancora oggi, non sono tutti d’accordo su come si possa definire questa capacità umana. In più, non si ha la certezza che l’intelligenza sia una sola o se ne esistano più di una. Certo è che misurarla è particolarmente difficile: non ci si può affidare solo al calcolo del quoziente intellettivo, perché esso è limitato a capacità principalmente logiche, ma non tiene in considerazione, per esempio, la creatività, che è sicuramente una forma di intelligenza.

Cervelloni dalla nascita?

Per quanto sia complesso trovare una definizione di intelligenza, molti studi sono riusciti ad analizzare le sue origini e a comprendere se, nelle persone “smart” prevalgono fattori genetici o esperienziali.

La genetica fa sicuramente la sua parte. L’intelligenza è certamente una capacità innata; si pensi alle facoltà dei bambini di riconoscere i colori già in tenerissima età. Il patrimonio genetico la fa da padrone se lo si confronta all’ambiente in cui si nasce.

Non tutto, però, è legato ai geni. Le relazioni e le esperienze possono aumentare molto il nostro livello di intelligenza. Ciò è dovuto al fatto che il nostro cervello è plastico: ha un’incredibile capacità di riorganizzarsi durante la vita, creando sempre nuove connessioni.

Come è fatto un cervello pieno di intelligenza?

Quante più connessioni ci sono all’interno del nostro cervello, tanto più saremo in grado di fare associazioni mentali e risolvere problemi tramite nuovi schemi. Più connessioni, più intelligenza, insomma.

Un cervello intelligente, quindi, ha tante reti di cellule che lavorano insieme grazie a due tipi di connessioni: robuste e deboli (o transitorie). Le connessioni robuste sono quelle che derivano da informazioni che i neuroni si scambiano da anni e anni. Sono la base dell’intelligenza cristallizzata, quella che ci permette di sapere come utilizzare un vocabolario o come andare in bicicletta. Le connessioni deboli, invece, si formano quando il cervello è impegnato a risolvere problemi nuovi e insoliti. Esse danno origine all’intelligenza fluida, quella in grado di trovare sempre nuove soluzioni anche grazie alla creatività.

Per rendere il proprio cervello sempre più intelligente è necessario “colpirlo” con continui stimoli: lettura, conversazioni, sport e giochi mentali sono un toccasana per la mente, perché consentono al cervello di formare nuove connessioni e di rafforzare, rendendole più veloci, quelle già esistenti.

Non solo velocità

Un cervello intelligente, però, non è composto solo da connessioni rapide. La troppa velocità può essere dannosa per la nostra mente. È importante, infatti, che sappia dosare le proprie risorse e rallentare quando necessario.

La genetica, per concludere, gioca sicuramente un ruolo importante nella definizione dell’intelligenza di una persona, ma, grazie alla plasticità del nostro cervello, l’ambiente in cui viviamo e le relazioni che intraprendiamo ci aiutano ad aumentare il nostro livello di intelletto. Nasciamo intelligenti, ma possiamo anche morire intelligenti; l’importante è continuare a costruire interazioni stimolanti e circondarsi di un ambiente intellettualmente vivace.